Cassazione: non basta la sola volontà per interrompere i termini per l’usucapione

0 Usucapione, sentenza della Cassazione chiarisce che non basta la sola volontà di acquisire l’immobile per far interrompe i termini.
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Una recente sentenza (n° 25764 del 22.12.2015) della Cassazione chiarisce una questione apparentemente solo formale sull’usucapione. Prima di tutto spieghiamo semplicemente che l’usucapione è quella modalità di diventare proprietario di un bene mobile o immobile, o di altro diritto reale di godimento su di esso con l’uso prolungato, pacifico e non interrotto del bene stesso per un periodo di tempo stabilito dalla legge. La norma di riferimento è l’articolo 1158 e seguenti del codice civile. Ritornando alla sentenza in questione, questa ha chiarito che il termine per usufruire dell’usucapione, non può essere interrotto tramite una semplice lettera di diffida inviata dal proprietario al possessore. Affinché questa abbia efficacia, deve contenere il riconoscimento del diritto altrui. Se è assente questa importante condizione, la missiva non ha alcun effetto per interrompere l’usucapione. Per lo stesso principio, la missiva inviata dal possessore al proprietario in cui si manifesta l’intenzione di acquistare il bene in futuro, non ha il potere d’interrompere l’usucapione. Entriamo nello specifico della vicenda del contenzioso, che ha portato alla sentenza della Corte Suprema. Si tratta dell’usucapione di un’immobile che il possessore, ritiene dopo 20 anni di aver acquisito in diritto di proprietà, ma che il proprietario contesta. Egli ritiene che attraverso una missiva del possessore, che manifestava l’intenzione di voler acquistare il bene in un futuro non definito, fosse decaduto il decorso dell’usucapione. Ma questa tesi difensiva del proprietario è stata rigettata tanto dai giudici di secondo grado, quanto da quelli della Cassazione. Questi hanno motivato la loro sentenza adducendo che i motivi che possono interrompere l’usucapione sono espressamente indicati dalla legge e non possono essere allargati ad altri casi. E sono principalmente per interruzione naturale, e cioè se si verifica quando il possessore viene privato, per oltre un anno di seguito, del bene che intende usucapire. Per interruzione civile, che sarebbe quando il titolare del bene avvia una causa contro il possessore volta a rivendicare la propria titolarità del bene ed eventualmente la restituzione. Pertanto la Cassazione ritiene tali condizioni inderogabili e quindi non contempla altre condizioni affinché ci possa essere l’interruzione della sospensione, compresa la missiva sopracitata. Una delle condizioni giuridiche affinché si creino i presupposti dell’usucapione, è che il possessore abbia un comportamento identico a quello che avrebbe l’effettivo proprietario del bene. Cioè deve disconoscere ogni altrui diritto sul bene e disporne come se fosse proprio, apportando eventualmente migliorie e modifiche, senza chiedere il consenso al proprietario. Se, invece, il suo comportamento è ossequioso e rispettoso dei diritti del proprietario, anche dopo vent’anni, non potrà mai rivendicare l’usucapione. Quindi è importante il comportamento che ha tenuto il possessore. Per quanto riguarda la lettera oggetto delle sentenza, occorre tenere in considerazione il contenuto della stessa, cioè secondo la Cassazione la comunicazione della volontà di voler acquistare l’immobile non esclude a  priori  che  il  possessore  possa  ugualmente  avere  l’intenzione di possedere la cosa come se fosse il proprietario, che è il presupposto, come sopradetto, che fa scattare l’usucapione. Infatti se nella stessa vi è una manifestazione di regolarizzare l’acquisto, non è sufficiente a far parlare di riconoscimento dell’altrui diritto, idoneo a interrompere il termine ad usucapire.

Fonte: laleggepertutti

 

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