La riforma del catasto viene bloccata

0 La riforma del catasto viene bloccata o comunque subirà un rinvio a data da definirsi. Lo ha affermato il viceministro dell'Economia, secondo cui la riforma avrebbe “un costo politico troppo elevato”.
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La riforma del catasto non si farà o almeno per adesso subirà un rinvio a data da definirsi. E’ questo l’annuncio che il viceministro dell’Economia e delle Finanze Enrico Morando, ha fatto – come riportato dal quotidiano “Il Mattino” – ad un convegno a Napoli, organizzato dall’Acen, l’associazione dei costruttori edili partenopei, e dalla sezione campana dell’Anti, l’associazione dei tributaristi. Il viceministro ha affermato che ”una riforma del sistema catastale avrebbe un costo politico troppo elevato. Il Parlamento ci ha dato una delega per la riforma, ma questa è scaduta senza essere esercitata. Perciò mi sento di escludere che possa farcela ad approvare la riforma. Toccherà ad un governo di nuovo insediamento riscrivere la legge e farla approvare nei primi mesi in parlamento”. Pertanto ha aggiunto Morando che “nonostante il Def dello scorso 8 aprile, che conteneva proprio la riforma del catasto. E, con la mancata riforma, resta inalterata anche l’anomalia delle abitazioni di più recente edificazione in alcune periferie di grandi città con valori catastali più alti di altre case in zone di pregio, ma di meno recente costruzione.” Il presidente dei costruttori napoletani, Acen, Francesco Tuccillo ha dichiarato che “sono stati così confermati i nostri timori sugli effetti distorsivi di un incontrollato aumento dei valori catastali, che non poteva che tradursi in un’impennata della tassazione sugli immobili. Aggiungendo inoltre che “l’ipotesi di riordino auspicata da noi è quella di una Tassa unica sugli immobili, che semplifichi il macchinoso quadro normativo che, soprattutto nel corso degli ultimi anni, ha determinato forte incertezza applicativa e, soprattutto, un maggior costo fiscale dell’investimento immobiliare. In particolare, la riforma dovrebbe basarsi sull’introduzione di un’imposta unica patrimoniale (IMU o TASI), stabile quanto meno per tre anni ed integralmente destinata ai Comuni per il finanziamento dei servizi (“service tax”), con l’ovvia esclusione dei beni prodotti dalle imprese edili (aree e fabbricati costruiti, o ristrutturati, per la successiva vendita).” Sfuma, dunque, almeno per il momento, il riordino del catasto e la causa di questo rinvio sarebbe da ricercare, secondo il viceministro, in un “costo politico troppo elevato”.

 

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