Tra i vizi gravi dell’immobile vi è anche l’umidità

0 Tra i vizi gravi dell’immobile rientra anche l’umidità e ne risponde l'appaltatore.
image_print

Tra i vizi gravi dell’immobile rientra anche l’umidità e ne risponde l’appaltatore, è questa la sostanza di una sentenza della Corte d’Appello di Milano. Cioè  rientrano fra i gravi vizi dell’immobile non solo quelli che gravano sulla funzionalità dell’opera, ma anche quelli costruttivi che ledono il godimento della cosa ed impediscono l’utilità. Entriamo nella fattispecie del contenzioso giudiziale che ha portato alle sentenze. I proprietari di un immobile citano in giudizio la società costruttrice e la ditta appaltatrice dei lavori, al fine di ottenere una sentenza di condanna all’eliminazione dei vizi dell’immobile e cioè la grave umidità. Oltre a sostenerne i relativi costi, nonché al risarcimento dei danni subiti per il minor valore dell’immobile. I costruttori invece negano le loro responsabilità, chiamando in causa l’architetto progettista e direttore dei lavori, cioè un terzo responsabile. Nella sentenza di primo grado la consulenza tecnica d’ufficio ha accertato che la protezione delle parti strutturali dell’edificio non era stata effettuata in modo corretto. Pertanto ha condannato l’impresa costruttrice al pagamento di trentasettemila euro ai proprietari. A questo punto i soci dell’impresa costruttrice, seppur ormai liquidata, impugnano la sentenza di primo grado e si appellano alla Corte di Appello. Essi sostengono che i vizi denunciati non rientrano nel novero dei gravi vizi secondo l’art.1669 del codice civile, oltreché una errata applicazione in materia di decadenza e prescrizione. Inoltre asseriscono che si doveva agire nei confronti della parte venditrice seguendo la norma sulla compravendita e non di quella sull’appalto. La Corte d’appello con la sentenza (n°2381 del 4/6/2015) ha sancito che “l’art. 1669 c.c. è collocato tra le norme disciplinanti il contratto d’appalto, ma è diretto a tutelare l’esigenza di carattere generale della conservazione e funzionalità degli edifici e di altri immobili destinati a durare nel tempo. Conseguentemente l’azione di responsabilità, prevista dalla norma richiamata, ha natura extracontrattuale e trascendendo il rapporto negoziale appalto o vendita) in base al quale l’immobile è pervenuto nella sfera di un soggetto diverso dal costruttore, può essere esercitata nei confronti di quest’ultimo quando abbia veste di venditore, anche da parte degli acquirenti i quali in tema di gravi difetti dell’opera possono fruire del termine decennale di prescrizione e annuale di decadenza”. Per quanto riguarda invece la contestazione dell’impresa esecutrice, che l’umidità non rientra nel novero dei gravi vizi, la sentenza della Corte d’appello di Milano ha puntualizzato che si hanno gravi difetti dell’opera, incidenti anche su una singola unità abitativa, quando “la realizzazione con materiali non idonei e non a regola d’arte ed anche se incidenti su elementi secondari e accessori dell’opera (quali impermeabilizzazione, rivestimenti, infissi, pavimentazione, impianti) purché tali da compromettere la funzionalità e l’abitabilità ed eliminabili solo con lavori di manutenzione”. A proposito di questi difetti, come accertato nella perizia del CTU, possono essere assimilati a gravi vizi poiché hanno comportano diffuse formazioni di muffe, distacchi di intonaci esterni e quindi considerati difetti di rilevanza tale da incidere in modo notevole sulla funzionalità dell’opera.

 

Lascia Una Risposta